Si fa presto a dire Roosevelt

Barack Obama, intervistato domenica dalla Cbs, sostiene che “tutto sommato le cose potrebbero andare peggio”. Che il Troubled assets relief program (Tarp) – il piano elaborato dal segretario al Tesoro, Hank Paulson, per scongiurare il tracollo del settore creditizio americano a causa dell’esplosione della bolla – potesse funzionare meglio, cominciano però a pensarlo in molti.
21 NOV 08
Ultimo aggiornamento: 15:19 | 9 AGO 20
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Dei 350 miliardi di dollari finora spesi, 250 sono infatti andati a istituti di credito grandi (125 miliardi) e medio-piccoli (l’altra metà). Ciononostante, sono state proprio le azioni dei principali beneficiari degli aiuti pubblici quelle a subire le maggiori perdite a Wall Street. Da metà ottobre, i titoli di Bank of America, Goldman Sachs e Citigroup hanno lasciato sul terreno, rispettivamente, il 45, il 51 e il 60 per cento del loro valore mentre l’indice di riferimento, lo Standard&Poor’s 500, scendeva soltanto di undici punti. Secondo molti analisti, la reazione negativa dei mercati al piano Paulson era già scritta. Annunciando aiuti massicci al settore del credito, il Tesoro ha ammesso – di fatto – la drammaticità della situazione. La mossa di acquistare, con soldi pubblici, titoli tossici legati ai subprime per i quali non c’era un mercato è parsa, a molti operatori, quantomeno disperata.
Le cose non sono migliorate con l’inversione di rotta di Paulson, che nei giorni scorsi ha detto prima di voler spendere parte dei soldi del piano per agevolare le società che operano nel credito al consumo e poi di non voler toccare i 350 miliardi non ancora destinati per lasciarli alla prossima Amministrazione. “Con una sola conferenza stampa il segretario al Tesoro ha messo in crisi parecchi settori”, ha spiegato all’agenzia Bloomberg l’analista Jim Bianco. Il perché è evidente: Paulson ha dato l’impressione di non avere una strategia chiara ma, soprattutto, ha tolto dal mercato i titoli legati ai subprime e ha implicitamente ammesso che la crisi, da finanziaria e immobiliare che era, sta toccando l’economia. Così, nonostante le banche siano ormai al riparo dal rischio di fallimenti e abbiano di nuovo sufficiente liquidità in cassa, il circolo virtuoso che avrebbe dovuto aprirsi non s’è aperto, il denaro non viene prestato e, più che altro, rimane il dubbio se non fosse meglio darli a chi si vede portar via la casa, quei soldi, anziché soltanto a chi la bolla dei derivati l’ha creata. Tanto che qualcuno, un po’ amaramente, il Tarp ha cominciato a chiamarlo “The act rewarding plutocrats”, la legge che premia i plutocrati.